Il mercato italiano dell'economia circolare per materiali da costruzione si trova in una fase di consolidamento strutturale. Nonostante gli incentivi europei per la riduzione delle emissioni di CO₂ e l'aumento della domanda di EPD (Environmental Product Declaration) da parte di progettisti e committenti pubblici, il settore sconta ancora una frammentazione normativa e una mancanza di volumi industriali sufficienti per rendere competitivi i materiali riciclati rispetto alle soluzioni convenzionali.
Quali sono i materiali al centro dell'economia circolare in Italia?
Il segmento cemento e calcestruzzo rappresenta il campo di applicazione più rilevante. Il riciclo di inerti da demolizione per la produzione di calcestruzzo è tecnicamente consolidato, ma vincolato da prescrizioni nazionali che limitano la percentuale di aggregati riciclati nelle classi di resistenza superiori. La normativa italiana consente l'impiego di aggregati riciclati fino al 30% per calcestruzzi strutturali, con restrizioni più severe per le classi di esposizione critiche.
Nel settore isolanti, la raccolta e il recupero di materiali come EPS, XPS e lana minerale rimangono limitati. I produttori europei, tra cui ROCKWOOL e Knauf, hanno avviato programmi di take-back in diversi mercati, ma la disponibilità di questi servizi in Italia resta ancora disomogenea. ROCKWOOL ha recentemente esteso la propria rete logistica di ritiro per prodotti post-consumo, ma solo in alcune regioni del Nord.
Per il legno, l'Italia dispone di capacità industriali consolidate per il recupero di legno post-demolizione, ma la qualità dei flussi è variabile: il legno trattato con preservanti o verniciature impedisce il riutilizzo in pannelli a base legno senza pretrattamento chimico. Il settore ceramica ha invece sviluppato circuiti di recupero interni nelle fasi di produzione, mentre il riciclo di piastrelle e gres porcellanato post-consumo è ancora marginale.
Regolamentazione e strumenti di mercato
Il quadro normativo italiano recepisce la direttiva europea sui rifiuti da costruzione e demolizione, ma l'assenza di criteri End-of-Waste armonizzati per molti materiali rallenta l'immissione sul mercato di aggregati e prodotti riciclati. Le regioni applicano interpretazioni differenti, creando incertezza per gli operatori che intendono investire in impianti di selezione e trattamento.
Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), entrato in fase di reporting nel 2023 e destinato a pieno regime dal 2026, rappresenta un driver indiretto per il mercato italiano. Materiali importati con elevata impronta carbonica, come il clinker o l'acciaio da altoforno, subiranno un costo addizionale, rendendo più competitive le soluzioni a basso contenuto di CO₂ prodotte localmente, inclusi i prodotti a base di aggregati riciclati.
Prospettive e ostacoli strutturali
Le principali barriere al consolidamento dell'economia circolare nel settore materiali in Italia sono:
- Frammentazione della raccolta: assenza di una rete nazionale di centri di smistamento e trattamento per flussi post-demolizione.
- Volatilità della domanda: i committenti pubblici richiedono EPD e contenuto riciclato, ma le gare pubbliche privilegiano ancora il prezzo rispetto al ciclo di vita del materiale.
- Asimmetria informativa: mancanza di database centralizzati per l'inventario dei materiali negli edifici esistenti (urban mining potenziale).
- Gap di certificazione: i materiali riciclati richiedono procedure di valutazione tecnica caso per caso, con costi e tempi non compatibili con i cicli industriali.
Il mercato italiano mostra segnali di interesse crescente da parte di grandi attori industriali. Heidelberg Materials ha annunciato investimenti in impianti di recupero aggregati in Lombardia, mentre Holcim sta espandendo la gamma di calcestruzzi con CEM II e CEM III, che integrano maggiori quote di loppa e cenere volante, materiali considerati sottoprodotti industriali recuperabili.
La transizione verso un'economia circolare nel settore delle costruzioni richiede, oltre agli incentivi fiscali e normativi, un salto di scala nella logistica inversa e nella standardizzazione dei flussi di ritorno. Senza massa critica, i costi di raccolta, selezione e trattamento rimangono superiori a quelli delle materie prime vergini, rendendo il modello circolare economicamente non sostenibile per la maggior parte degli operatori. Il prossimo biennio sarà decisivo per capire se l'Italia riuscirà a passare dalla fase sperimentale a quella industriale, con un ruolo cruciale affidato alle amministrazioni regionali e agli standard europei in fase di revisione.
Per approfondimenti sul tema, si veda l'articolo su zirkuläres Bauen e l'analisi sui trend di sostenibilità nel calcestruzzo emersi dal Betonpreis austriaco 2025.
