Soprema promuove membrane autoadesive come alternativa alle tecniche tradizionali a fiamma nel comparto delle impermeabilizzazioni, con l'obiettivo dichiarato di contenere le emissioni di CO2. La proposta commerciale tocca un nervo scoperto del settore: il metodo a fiamma, ampiamente consolidato, genera consumi energetici significativi e rappresenta un elemento critico nel calcolo dell'impronta carbonica dei cantieri.
La tecnologia autoadesiva non richiede l'impiego di fiamme libere, eliminando così i consumi di gas propano e riducendo i rischi di sicurezza in opera. Tuttavia, la validazione ambientale di questa soluzione – parametri come la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD), il lambda-valore dei materiali e il contenuto di materia prima secondaria – risulta ancora poco trasparente nel messaggio aziendale. L'industria delle impermeabilizzazioni si trova in una fase di transizione dove le promesse di sostenibilità devono sottostare a criteri misurabili secondo la norma EN 15804 e i requisiti dell'EU Building Products Regulation.
Per architetti e planner, il nodo cruciale è discriminare tra comunicazione di marketing e impatto ambientale concreto. Un confronto Life Cycle Assessment (LCA) comparativo tra membrane autoadesive e sistemi a caldo risulterebbe decisivo per orientare le scelte progettuali verso soluzioni effettivamente a minore impronta carbonica, in linea con i target europei di decarbonizzazione del settore edile.

