L'industria dei materiali isolanti si trova di fronte a una sfida duplice: soddisfare le crescenti esigenze di prestazioni termiche secondo il GEG riducendo al contempo l'impronta di carbonio sull'intero ciclo di vita. Il polistirene espanso (EPS), ampiamente utilizzato per le sue proprietà isolanti (λ = 0,032 a 0,038 W/m·K) e il suo basso costo, genera volumi considerevoli di scarti di produzione e rifiuti da cantiere. Austrotherm, produttore austriaco specializzato in isolanti sintetici, ha compiuto un passo decisivo con l'avvio di un impianto di riciclaggio in circuito chiuso presso il suo stabilimento di Purbach, che ora tratta sia gli scarti di fabbricazione che i materiali post-consumo.

Il processo tecnico: dalla granulazione alla reintegrazione

L'impianto implementato a Purbach si basa su un processo di riciclaggio meccanico in più fasi. I pannelli EPS raccolti — che si tratti di scarti di taglio o di materiali provenienti da demolizioni — vengono prima macinati per ottenere un granulato calibrato. Questo granulato subisce quindi un trattamento di pulizia e cernita per eliminare i contaminanti (colle, rivestimenti, membrane). La frazione purificata viene reintrodotta nel processo di espansione in una proporzione controllata, generalmente tra il 10 e il 30% secondo le specifiche del prodotto finale. Questa reintegrazione non influisce sulle caratteristiche normative essenziali: la massa volumica rimane conforme alle classi di densità definite dalla norma DIN EN 13163, e i valori Lambda misurati rimangono invariati.

A differenza dei processi di valorizzazione energetica tramite incenerimento, questo approccio mantiene il valore materiale e evita le emissioni legate alla combustione. Il riciclaggio chimico, ancora in fase pilota nell'industria, permetterebbe di recuperare i monomeri stirrenici, ma rimane costoso e ad alta intensità energetica. La scelta di Austrotherm per un riciclaggio meccanico si inscrive quindi in una logica di fattibilità industriale immediata.

Bilancio ambientale e prestazioni di CO₂

Il riciclaggio meccanico dell'EPS presenta un beneficio ambientale misurato principalmente attraverso la riduzione del consumo di materia vergine. La produzione di polistirene richiede circa 2,5-3,0 kg equivalenti di CO₂ per chilogrammo di polimero, secondo gli EPD pubblicati dai produttori di materie prime. Sostituendo il 20% della materia prima con riciclato, Austrotherm stima di ridurre le emissioni di produzione di circa il 15-18% per metro cubo di pannello isolante prodotto. Questo risparmio si aggiunge all'evitamento delle emissioni legate all'incenerimento o alla discarica.

Lo stabilimento di Purbach attualmente tratta diverse migliaia di tonnellate di EPS all'anno. A piena capacità, l'impianto potrebbe riciclare fino a 8.000 tonnellate annuali, il che rappresenta circa il 10% del volume di produzione del gruppo. Questa proporzione rimane modesta a livello del mercato europeo dell'EPS, ma costituisce un segnale per l'intera filiera. Attori come ROCKWOOL o ISOVER hanno già integrato alti tassi di riciclaggio nei loro prodotti a base di lana minerale (fino al 70% di vetro riciclato per ISOVER), ma l'EPS accusava finora un ritardo strutturale.

Implicazioni per la catena del valore: raccolta e logistica

La fattibilità economica del riciclaggio dell'EPS dipende fortemente dall'efficienza della raccolta. A differenza della lana di roccia o del vetro, l'EPS presenta un rapporto massa/volume molto basso (densità tipiche di 15-30 kg/m³), il che rende il trasporto di rifiuti non compattati costoso e poco efficiente. Austrotherm ha quindi istituito una rete di punti di raccolta regionali equipaggiati con compattatori meccanici, che riducono il volume fino a un fattore di 40. Questa infrastruttura logistica costituisce un investimento non trascurabile, ma condiziona la redditività del processo a medio termine.

Il modello potrebbe ispirare altri produttori. Il progetto comune tra Austrotherm, PORR, Baumit e ORBIS Development, già menzionato in un articolo precedente, mira proprio a testare la circolarità su cantieri reali, con tracciabilità dei flussi e ritorno materiale contrattualizzato. Questo tipo di collaborazione intersettoriale potrebbe diventare uno standard operativo se i quadri normativi e fiscali evolvono a favore della valorizzazione materiale.

Posizionamento competitivo e potenziale di replicazione

Sul mercato europeo degli isolanti sintetici, Austrotherm si posiziona come precursore nel riciclaggio industriale dell'EPS. Altri attori, in particolare nel segmento degli isolanti PIR/PUR, esplorano vie simili, ma si scontrano con la complessità chimica delle schiume poliuretaniche reticolate, più difficili da riciclare meccanicamente. Il gruppo Saint-Gobain, tramite la sua filiale ISOVER, ha comunque annunciato investimenti nel riciclaggio di pannelli compositi, in particolare quelli che integrano EPS grafitato.

Il potenziale di replicazione del processo di Austrotherm dipenderà da tre fattori: la disponibilità di giacimenti di rifiuti EPS (stimati a circa 300.000 tonnellate all'anno in Europa centrale), l'evoluzione dei costi delle materie prime di origine petrolifera (che rendono il riciclaggio più o meno competitivo), e l'evoluzione normativa. La revisione in corso della norma EN 13163 potrebbe includere requisiti minimi di contenuto riciclato, simile a quanto già praticato per i materiali riciclati nel calcestruzzo (norma DIN EN 206 con aggiunta di aggregati riciclati).

Prospettive: verso un'economia circolare degli isolanti sintetici

L'esperienza di Purbach potrebbe servire da modello per l'industrializzazione del riciclaggio EPS su scala europea. Iniziative comparabili stanno emergendo in Germania e in Francia, in particolare promosse da associazioni settoriali come l'IVH (Industrieverband Hartschaum). Tuttavia, la redditività di questi impianti rimane dipendente da sovvenzioni pubbliche o da meccanismi incentivanti, come una tassa sulla discarica di isolanti o un sistema di responsabilità estesa del produttore (REP).

A medio termine, la questione si porrà anche sull'integrazione dell'EPS riciclato in prodotti certificati per applicazioni esigenti, come i edifici passivi o le case KfW Effizienzhaus, dove ogni frazione di variazione del coefficiente Lambda conta. I primi risultati di Austrotherm mostrano che l'incorporazione del 20% di riciclato non influisce sulle prestazioni termiche misurate secondo il metodo della piastra calda protetta (ISO 8302), il che apre la strada a un'omologazione senza restrizioni.

Per saperne di più sull'impegno di Austrotherm nell'edilizia circolare, consultare il sito ufficiale del produttore: www.austrotherm.com.