Il produttore italiano di cemento Buzzi (Buzzi SpA) presenta il gas naturale come pilastro della propria strategia di sostenibilità per le operazioni negli Stati Uniti. Una scelta che merita un'analisi tecnica approfondita: si tratta di un percorso credibile verso la decarbonizzazione dell'industria del cemento, o di una manovra che ritarda la vera transizione energetica del settore?
L'industria cementiera è responsabile di circa l'8% delle emissioni globali di CO₂, principalmente a causa della calcinazione del clinker – il processo termochimico ad alta intensità energetica che avviene nei forni rotanti. La sostituzione del carbone con gas naturale riduce sì le emissioni dirette di CO₂ fino al 30-40%, ma non elimina il problema strutturale: le emissioni di processo (dovute alla decomposizione termica del carbonato di calcio) rappresentano circa il 60% del totale e rimangono invariate, indipendentemente dal combustibile utilizzato.
Buzzi Unicem USA giustifica l'investimento nel gas naturale come transizione necessaria verso tecnologie a zero emissioni. Tuttavia, il rischio di "gas-washing" è concreto: il passaggio al gas naturale potrebbe bloccare gli impianti in una tecnologia fossile per decenni, ritardando l'adozione di soluzioni realmente neutrali come combustibili alternativi (biomasse, idrogeno verde), cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) o cementi con ridotto contenuto di clinker.
Dal punto di vista normativo, il quadro statunitense differisce significativamente da quello europeo. Mentre l'Unione Europea spinge sulla riduzione del fattore clinker e sulle dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD), negli USA la pressione regolamentare rimane più contenuta. Questo consente a produttori come Buzzi di presentare il gas naturale come opzione "verde", senza affrontare immediatamente le emissioni di processo.
La questione centrale per architetti, ingegneri e specificatori rimane: quale cemento a basse emissioni scegliere? I cementi Portland compositi (CEM II) e i cementi d'altoforno (CEM III), che sostituiscono parte del clinker con loppa d'altoforno o ceneri volanti, riducono le emissioni complessive fino al 70%, ben oltre quanto ottenibile con la sola sostituzione di combustibile.
Altri produttori del settore, come Heidelberg Materials e Holcim, stanno investendo in tecnologie CCS e in ricette cementate alternative. La strategia di Buzzi per il mercato USA appare quindi come una soluzione intermedia: migliore del carbone, ma insufficiente rispetto agli obiettivi di neutralità climatica al 2050. Il settore dovrà chiarire se il gas naturale rappresenta davvero una tappa necessaria o un alibi per rinviare investimenti più ambiziosi nella sostenibilità industriale.