La scissione in borsa di Holcim nel 2024 ha segnato una svolta strategica per il gruppo svizzero: dopo la separazione delle attività nordamericane, il cementiere annuncia ora di posizionare il calcestruzzo a basso carbonio al centro della sua strategia. Questo riorientamento avviene in un contesto di aumentate pressioni normative, in particolare con l'entrata in vigore del CBAM europeo e l'irrigidimento dei requisiti di decarbonizzazione nel settore edile. Per i progettisti e i prescrittori, la domanda centrale rimane però: questo riorientamento si basa su tecnologie comprovate e impegni misurabili, oppure è una strategia di comunicazione volta ad anticipare i futuri vincoli normativi?

Contesto della scissione: concentrazione sui leganti idraulici

La separazione delle attività nordamericane, che rappresentavano circa il 40% del fatturato consolidato, consente a Holcim di concentrare i suoi investimenti sui mercati europei e asiatici, dove la domanda di soluzioni a basso carbonio è più forte. Questa riconfigurazione del portafoglio è accompagnata da un riorientamento dei prodotti attorno a tre assi: la riduzione del fattore clinker nei cementi, l'aumento della quota di CEM II e CEM III nelle formulazioni, e lo sviluppo di calcestruzzi riciclati conformi alla norma DIN EN 206. Secondo le dichiarazioni del gruppo, l'obiettivo è raggiungere una riduzione del 30% delle emissioni di CO₂ per tonnellata di legante entro il 2030, rispetto alla base di riferimento del 1990.

Questo riorientamento non è però isolato: Heidelberg Materials ha recentemente annunciato una partnership con SSAB per valorizzare i residui siderurgici provenienti dalla produzione di acciaio verde, mentre CEMEX punta sull'integrazione verticale con centrali di calcestruzzo dedicate ai cantieri certificati DGNB e LEED. La concorrenza si struttura quindi attorno alla capacità di proporre EPD verificate e formulazioni adatte alle classi di esposizione più esigenti.

Tecnologie disponibili: sostituti del clinker e combustibili alternativi

La decarbonizzazione del cemento Portland si basa su due leve principali: la sostituzione parziale del clinker con aggiunte minerali e la sostituzione dei combustibili fossili con alternative rinnovabili o riciclate. Holcim comunica sull'aumento dell'utilizzo di loppa d'altoforno e ceneri volanti nelle sue formulazioni, permettendo di ridurre il fattore clinker a circa 0,65 per cementi di tipo CEM II/B-S, rispetto a 0,95 per un CEM I puro. Questo approccio è conforme alle norme europee EN 197-1 e EN 206, che consentono fino al 35% di loppa nei cementi compositi senza deroga particolare.

Tuttavia, la disponibilità di aggiunte minerali rimane un fattore limitante. La produzione di loppa granulata è direttamente correlata all'attività siderurgica, che sta subendo una riduzione strutturale in Europa con la transizione verso i processi di riduzione diretta a idrogeno. Allo stesso modo, le ceneri volanti provenienti dalla combustione del carbone tenderanno a scarseggiare con la progressiva chiusura delle centrali termiche. Holcim dovrà quindi sviluppare alternative, come argille calcinate o calcari finemente macinati, le cui prestazioni meccaniche e durabilità devono ancora essere validate su larga scala per le classi di resistenza elevate (C35/45 e superiori).

Sul fronte dei combustibili, il gruppo annuncia un tasso di sostituzione termica medio del 45% nelle sue cementerie europee, con un obiettivo del 60% entro il 2028. I combustibili alternativi includono CSR (combustibili solidi di recupero), biomassa e pneumatici usati. Se questa strategia consente di ridurre le emissioni fossili dirette, pone anche domande sulla qualità dell'aria e la gestione delle emissioni di metalli pesanti, soggette a soglie rigorose secondo la direttiva IED.

Confronto con i concorrenti: Heidelberg Materials e gli attori regionali

Il posizionamento di Holcim deve essere messo in prospettiva con quello dei suoi principali concorrenti europei. Heidelberg Materials ha recentemente inaugurato una linea di produzione di cemento a basso carbonio ad Hannover, con un fattore clinker ridotto a 0,60 grazie all'utilizzo di loppa siderurgica proveniente dal processo DRI. Questa partnership con SSAB, già operativa nel sito di Slite in Svezia, illustra una strategia di integrazione verticale tra siderurgia decarbonizzata e produzione di leganti idraulici, offrendo una tracciabilità completa dei flussi di CO₂. Questo approccio contrasta con quello di Holcim, che attualmente privilegia fonti di approvvigionamento diversificate senza impegno esclusivo su filiere di materie prime secondarie.

Dal lato degli attori regionali, Buzzi e Vicat puntano su strategie di nicchia, con cementi specializzati per applicazioni offshore o opere in ambiente marino (classe XS3 secondo DIN EN 206-1). Questi prodotti, formulati con CEM III/B ad alto contenuto di loppa, mostrano emissioni di CO₂ inferiori del 40% rispetto a un CEM I di riferimento, garantendo al contempo resistenza ai solfati e durabilità aumentata. Questa differenziazione tecnica consente di catturare segmenti di mercato ad alto valore aggiunto, laddove Holcim privilegia volumi più importanti su segmenti standardizzati.

Questioni normative e verifica: EPD, CBAM e tracciabilità del carbonio

La credibilità degli annunci di Holcim dipende in gran parte dalla disponibilità di dichiarazioni ambientali verificate. Le EPD (Environmental Product Declarations) costituiscono il riferimento di trasparenza per gli impatti ambientali dei materiali da costruzione, in conformità con la norma ISO 14025 e il programma IBU in Germania. Holcim dispone di EPD per diverse gamme di cementi e calcestruzzi, ma l'aggiornamento di questi documenti rimane irregolare, con scostamenti che possono raggiungere tre anni tra due pubblicazioni. Questa latenza rappresenta un problema per gli uffici di progettazione che desiderano integrare dati aggiornati nei calcoli dell'impronta di carbonio secondo la norma SIA 2040 o lo strumento ÖKOBAUDAT.

L'entrata in vigore del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) nel 2026 impone inoltre una tracciabilità rafforzata delle emissioni di CO₂ per le importazioni di clinker e cemento nell'Unione europea. Holcim, che dispone di cementerie in paesi terzi (Turchia, Egitto, India), dovrà giustificare dati di emissioni verificati per mantenere la sua competitività sul mercato europeo. Questo vincolo potrebbe accelerare la chiusura o la modernizzazione di siti ad alto contenuto di carbonio, favorendo nel contempo le produzioni locali a bassa impronta.

Infine, la questione della tracciabilità a livello di cantiere rimane aperta. Le centrali di calcestruzzo devono essere in grado di fornire documenti di consegna che specifichino il tipo di cemento utilizzato, la classe di resistenza e le emissioni di CO₂ associate, in conformità ai requisiti di certificazione DGNB o BREEAM. Questo requisito richiede una digitalizzazione completa della catena logistica, un'area in cui Holcim è ancora in ritardo rispetto ad alcuni attori digitalizzati come HeidelbergCement, che sta implementando soluzioni di tracciabilità blockchain in diversi mercati.

Redditività economica: sovraccosti e accettabilità del mercato

La transizione verso calcestruzzi a basso carbonio implica sovraccosti di produzione, legati sia al costo delle materie prime alternative (loppa, calcari fini) che agli investimenti nelle attrezzature di macinazione e miscelazione. Le analisi di mercato stimano questo sovracosto tra 8 e 15 € per tonnellata di cemento per un CEM II/B-S rispetto a un CEM I standard, ovvero circa 3-5 € per metro cubo di calcestruzzo per una formulazione C30/37. Questo differenziale rimane accettabile per i progetti soggetti a certificazioni ambientali, ma può rappresentare un ostacolo nei mercati di volume, in particolare nel residenziale collettivo o nelle infrastrutture stradali.

Holcim comunica su soluzioni di "calcestruzzo a impronta ridotta" senza sempre precisare i sovraccosti associati, il che rende il confronto difficile per i progettisti. A titolo comparativo, Heidelberg Materials propone gamme tariffate in modo trasparente, con un differenziale di prezzo chiaramente indicato tra i calcestruzzi "standard" e "a basso carbonio". Questa trasparenza tarifaria costituisce un fattore di competitività negli appalti pubblici, dove i criteri ambientali rappresentano ora il 15-25% della ponderazione delle offerte secondo le direttive degli appalti pubblici sostenibili.

Conclusione: trasformazione strutturale o aggiustamento comunicativo?

Il riorientamento di Holcim verso il calcestruzzo a basso carbonio si basa su tecnologie esistenti e obiettivi di riduzione di CO₂ allineati alle traiettorie settoriali europee. Tuttavia, persistono diverse zone di incertezza: la disponibilità futura di aggiunte minerali, l'aggiornamento regolare delle EPD e la trasparenza tarifaria sui sovraccosti. Rispetto a Heidelberg Materials, che mostra una strategia di integrazione verticale con filiere di approvvigionamento sicure, Holcim sembra privilegiare un approccio più flessibile ma anche più esposto alle tensioni sulle materie prime secondarie. Per i committenti e gli uffici di progettazione, la vigilanza verte quindi meno sugli annunci strategici che sulla disponibilità effettiva di formulazioni certificate, tracciabili e competitive sull'intero ciclo di vita del progetto.