Il calcestruzzo fresco subisce una contrazione volumetrica nelle primissime ore successive al getto, quando si trova ancora nella fase plastica e prima che inizi l'indurimento vero e proprio. Questo fenomeno, noto come ritiro plastico, genera micro-fessure superficiali a ragnatela che compromettono la durabilità del manufatto. Vi mostriamo come riconoscere le condizioni critiche e quali accorgimenti adottare per evitare il problema.
Che cosa causa il ritiro plastico nel calcestruzzo?
Il ritiro plastico si verifica quando il calcestruzzo è ancora giovane e privo di resistenza meccanica significativa. L'evaporazione dell'acqua dalla superficie del getto verso un ambiente insaturo di vapore crea dei vuoti nello strato corticale superficiale, provocando una contrazione. Tale contrazione interessa in genere i primi 1-2 cm di spessore del getto e viene contrastata dagli strati inferiori, ancora integri e non soggetti a evaporazione. Ne nascono sollecitazioni di trazione nello strato superficiale che, per quanto deboli, superano la resistenza meccanica quasi nulla del materiale ancora fresco, innescando la formazione di fessure.
Il fenomeno interessa soprattutto i manufatti con ampie superfici non casserate, come solai, platee e pavimentazioni industriali, dove l'esposizione diretta all'aria favorisce l'evaporazione precoce. Il ritiro plastico termina quando il calcestruzzo ha raggiunto una resistenza a compressione di almeno 1 N/m².
Come riconoscere le fessure da ritiro plastico
Il quadro fessurativo prodotto dal ritiro plastico è tipicamente caratterizzato da micro-fessure di ampiezza generalmente inferiore al millimetro e profondità non superiore a 1-2 cm. Le fessure sono poste a distanze variabili, da pochi centimetri a poche decine di centimetri l'una dall'altra, e presentano un andamento irregolare generalmente definito "a ragnatela". Questo schema di fessurazione è ben diverso da quello prodotto dal ritiro igrometrico, che si sviluppa in tempi più lunghi e con meccanismi differenti.
Condizioni ambientali che innescano il ritiro plastico
La causa principale della fessurazione da ritiro plastico va ricercata nelle condizioni ambientali in cui avvengono il getto e la prima stagionatura del pavimento. Bassa umidità relativa, elevate temperature dell'aria e della superficie del getto accelerano l'evaporazione dell'acqua e aumentano il rischio di formazione di cavillature. Il fenomeno è accentuato soprattutto in strutture dove il rapporto superficie/volume è alto, come nelle pavimentazioni in calcestruzzo.
Anche se la composizione del calcestruzzo influenza il fenomeno in misura marginale, conglomerati realizzati con elevati dosaggi di cemento e basse quantità di acqua d'impasto risultano più soggetti al ritiro plastico. Tuttavia, il controllo delle condizioni ambientali resta l'arma più efficace.
Tecniche di prevenzione in cantiere
Per ridurre il ritiro plastico è indispensabile garantire una stagionatura protetta del calcestruzzo fin dalla fine del getto, che contrasti la perdita dell'acqua di impasto. Le tecniche più efficaci comprendono:
- Membrane antievaporanti: applicazione immediata di prodotti filmogeni che sigillano la superficie e impediscono l'evaporazione dell'acqua. Questa protezione è valida almeno finché la membrana è ancora presente in superficie.
- Nebulizzazione di acqua: mantenimento dell'umidità superficiale mediante spruzzo di acqua nebulizzata, da avviare subito dopo la presa del conglomerato. Per strutture non casserate o realizzate con calcestruzzo proiettato, la bagnatura deve avvenire immediatamente dopo la presa.
- Protezione con teli: copertura della superficie con teli isolanti che riducono l'esposizione all'aria e limitano l'evaporazione nelle prime ore critiche.
In assenza di queste procedure protettive, le sollecitazioni di trazione generate dall'evaporazione possono superare la resistenza a trazione del materiale ancora fresco, anche se questa è molto modesta, provocando le tipiche cavillature superficiali.
Differenze rispetto al ritiro igrometrico e autogeno
Il ritiro plastico va distinto dal ritiro igrometrico, che si manifesta a lungo termine per perdita di acqua verso l'ambiente dopo la scasseratura, e dal ritiro autogeno, che interessa principalmente i calcestruzzi ad alte prestazioni con rapporto acqua/cemento molto basso (inferiore a 0,40). Il ritiro autogeno è provocato dall'auto-essiccamento della pasta cementizia dovuto alla mancanza di acqua nei pori capillari. Per prevenirlo, occorre un'accurata e prolungata bagnatura delle superfici, almeno tre giorni dopo la scasseratura.
Consigli pratici per il cantiere
Pianificate il getto evitando le ore più calde e le condizioni di vento forte. Controllate sempre l'umidità relativa dell'aria: ambienti con umidità superiore al 95% riducono il rischio di ritiro plastico a livelli trascurabili. Tenete pronti i sistemi di nebulizzazione o le membrane antievaporanti già prima della fine del getto, per intervenire tempestivamente. La protezione della superficie nelle prime ore è il fattore decisivo per garantire la durabilità del manufatto.
Il controllo del ritiro plastico richiede attenzione e intervento immediato: prevenire le cavillature superficiali significa ridurre i costi di ripristino e assicurare prestazioni a lungo termine.



