Le centrali di betonaggio in Italia devono dotarsi di un sistema di controllo della produzione in fabbrica (FPC, Factory Production Control) per garantire che il calcestruzzo preconfezionato rispetti i requisiti normativi e li mantenga nel tempo. Il DM 17 gennaio 2018, che approva le Norme Tecniche per le Costruzioni, stabilisce questo obbligo per gli impianti che producono calcestruzzo industrializzato, elementi prefabbricati strutturali non coperti da norma armonizzata e carpenterie metalliche.
Cos'è il controllo di produzione in fabbrica (FPC)?
Il controllo di produzione in fabbrica è un sistema documentato che il produttore implementa per assicurare che ogni fornitura di calcestruzzo soddisfi le specifiche tecniche concordate con il committente. Non si tratta di un semplice protocollo di test, ma di un approccio gestionale integrato che copre l'approvvigionamento delle materie prime, la gestione degli impianti di dosaggio, il monitoraggio dei parametri di produzione e la verifica delle proprietà del prodotto finito.
L'FPC deve essere attuato in coerenza con la norma UNI EN ISO 9001 e certificato da un organismo terzo indipendente accreditato, come ICMQ, abilitato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La certificazione non è facoltativa: senza FPC certificato, una centrale di betonaggio non può fornire calcestruzzo per opere strutturali soggette alle NTC 2018.
Ambito di applicazione della norma UNI EN 206
La norma UNI EN 206:2021, titolata "Calcestruzzo – Specificazione, prestazione, produzione e conformità", rappresenta il riferimento normativo europeo per la produzione di calcestruzzo. Essa si applica a:
- Calcestruzzo per strutture gettate in sito
- Strutture prefabbricate e componenti strutturali prefabbricati per edifici
- Strutture di ingegneria civile (ponti, gallerie, opere idrauliche)
Il calcestruzzo può essere miscelato direttamente in cantiere, preconfezionato in impianti esterni (centrali di betonaggio) o prodotto in stabilimenti dedicati agli elementi prefabbricati. La norma stabilisce requisiti per i materiali componenti (cementi, aggregati, additivi, aggiunte), le proprietà del calcestruzzo fresco e indurito, le limitazioni di composizione e le procedure di controllo.
Cosa specifica la norma UNI EN 206
La norma UNI EN 206 definisce requisiti dettagliati per:
- Materiali costituenti del calcestruzzo (aggregati, cemento, additivi, aggiunte minerali)
- Proprietà del calcestruzzo fresco (consistenza, tempo di lavorabilità) e indurito (classe di resistenza, durabilità)
- Limitazioni di composizione in funzione della classe di esposizione
- Modalità di specifica del calcestruzzo da parte del committente
- Condizioni di consegna del calcestruzzo fresco
- Procedure per il controllo di produzione in fabbrica
- Criteri di conformità e valutazione della conformità
La versione 2021 ha introdotto novità rilevanti rispetto all'edizione precedente, tra cui regole per il calcestruzzo con fibre, per l'utilizzo di aggregato riciclato, una revisione del concetto di "valore k" per le aggiunte (ceneri volanti, fumi di silice, loppa d'altoforno macinata) e nuovi criteri di valutazione della conformità.
Applicazione in Italia: il documento UNI 11104
La norma europea UNI EN 206 non contiene tutte le disposizioni necessarie per la specificazione e la produzione del calcestruzzo in un dato Paese. Per questo motivo ogni Stato membro redige un National Application Document. In Italia questo ruolo è svolto dalla norma UNI 11104, che integra la EN 206 con requisiti specifici per il mercato italiano, tenendo conto delle condizioni climatiche, delle pratiche costruttive consolidate e delle normative nazionali (in particolare le NTC 2018).
Certificazione ICMQ e abilitazione ministeriale
ICMQ (Istituto di Certificazione e Marchio di Qualità per prodotti e servizi per le costruzioni) è uno degli organismi accreditati da Accredia e abilitati dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per la certificazione del controllo di produzione in fabbrica del calcestruzzo. L'ente opera secondo schemi di certificazione che verificano la conformità alle norme armonizzate e ai requisiti delle NTC 2018.
Oltre al calcestruzzo per strutture, ICMQ certifica anche il controllo di produzione per il misto cementato secondo la norma EN 14227-1, sempre più richiesto nei capitolati di lavori stradali per fondi e sottofondi.
Perché la certificazione FPC è cruciale
La certificazione del controllo di produzione in fabbrica risponde a un'esigenza di affidabilità strutturale e di responsabilità giuridica. Un calcestruzzo non conforme può compromettere la sicurezza di un edificio o di un'infrastruttura, con conseguenze economiche e legali per tutti gli attori della filiera: produttore, progettista, direttore lavori, committente.
L'obbligo di certificazione FPC allinea l'Italia agli standard europei di qualità per i prodotti da costruzione e rafforza la tracciabilità del materiale, elemento sempre più rilevante anche ai fini della sostenibilità. Documenti come le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) richiedono infatti dati accurati e verificati sull'intero ciclo produttivo, inclusi i sistemi di controllo qualità.
Per approfondire le procedure di certificazione e scaricare la modulistica, le centrali di betonaggio possono consultare il sito di ICMQ o rivolgersi direttamente all'organismo per una valutazione preliminare del proprio sistema di controllo di produzione.




