Le strutture interrate – fondazioni, muri controterra, solette sottoquota – affrontano condizioni critiche dovute alla pressione dell'acqua e all'umidità costante. La norma UNI 11025 costituisce un documento tecnico di riferimento per affrontare queste criticità tipiche delle opere interrate.
L'impermeabilizzazione secondo UNI 11025 si tratta di un sistema di protezione continua ed elastica applicato alle superfici esterne delle strutture interrate per impedire infiltrazioni d'acqua. A differenza di una semplice barriera rigida, l'impermeabilizzazione conforme alla UNI 11025 deve essere deformabile: deve cioè seguire i movimenti del supporto e recuperare eventuali fessurazioni limitate che si formano nel tempo a causa di assestamenti, ritiro del calcestruzzo o variazioni termiche.
Il punto critico in ogni impermeabilizzazione interrata è la continuità. Una barriera impermeabile funziona solo se non presenta soluzioni di continuità. Per questo la UNI 11025 richiede che l'impermeabilizzazione sia continua, senza interruzioni tra la soletta di fondazione, i muri verticali e gli eventuali elementi orizzontali superiori. L'impermeabilizzazione deve inoltre essere perfettamente agganciata al supporto in calcestruzzo, per evitare distacchi, e deformabile.
La norma ammette diverse soluzioni, classificate in base alla natura del materiale e alla modalità di applicazione. I sistemi includono membrane prefabbricate bitume-polimero, membrane sintetiche, guaine liquide e sistemi cementizi. La scelta del materiale dipende dalla classe di esposizione, dalla profondità e dalla presenza di falda acquifera.
I dettagli costruttivi critici includono giunti di ripresa del getto, attraversamenti impiantistici e angoli che devono essere trattati adeguatamente per garantire l'impermeabilizzazione continua della struttura.
